“4 3 2 1”, ho cominciato a leggerlo 

Paul Auster è uno dei più importanti scrittori americani viventi (nonché uno dei miei preferiti). Mi ricordo che quando lessi per la prima volta uno dei suoi libri più famosi, “Trilogia di New York”, mi sentii rivoltato come un calzino (i tre racconti lunghi che compongono la trilogia, per dirla in breve, sovvertono certe convenzioni basilari della letteratura, tipo che l’autore non compaia anche come personaggio o che il protagonista non si identifichi col lettore e via dicendo, insomma è un libro davvero originale, oltre che abbastanza inquietante). Comunque, se amate New York il nome di Paul Auster non vi sarà proprio nuovo: nelle sue storie, la Grande Mela diventa spesso la protagonista assoluta. 

Ci sarebbe tanto da dire, ma vi basti questo: Paul Auster è uno scrittore con la S maiuscola ed un altro eterno candidato al Nobel per la Letteratura (che prima o poi potrebbe pure vincere), ma l’ultimo suo romanzo risaliva a sette anni fa. Ed è proprio dopo questo lungo periodo di silenzio che improvvisamente pubblica, l’anno scorso, “4 3 2 1”. E questo immenso romanzo di quasi mille pagine, candidato al Pulitzer, che bAuster stesso ha definito un libro-elefante, è uscito finalmente anche in Italia presso Einaudi. 

Ecco qualche parola sul libro proprio dal sito Einaudi: 

Cosa sarebbe stato della nostra vita se invece di quella scelta ne avessimo fatta un’altra? Che persone saremmo oggi se quel giorno non avessimo perso il treno, se avessimo risposto al saluto di quella ragazza, se ci fossimo iscritti a quell’altra scuola, se… Ogni vita nasconde, e protegge, dentro di sé tutte le altre che non si sono realizzate, che sono rimaste solo potenziali. E cosí ogni individuo conserva al suo interno, come clandestini su una nave di notte, le ombre di tutte le altre persone che sarebbe potuto diventare. La letteratura, e il romanzo in particolare, ha da sempre esplorato la «vita virtuale »: non la vita dei computer, ma i destini alternativi a quelli che il caso o la storia hanno deciso, quasi che attraverso la lettura si riesca a fare esperienza di esistenze alternative. Paul Auster ha deciso di prendere alla lettera questo compito che la letteratura si è data: e ha scritto il suo capolavoro. “4 3 2 1″ è il romanzo di tutte le vite di Archie Ferguson, quella che ha avuto e quelle che avrebbe potuto avere. Fin dalla nascita Archie imbocca quattro sentieri diversi che porteranno a vite diverse e singolarmente simili, con elementi che ritornano ogni volta in una veste diversa: tutti gli Archie, ad esempio, subiranno l’incantesimo della splendida Amy. Auster racconta le quattro vite possibili di Archie in parallelo, come fossero quattro libri in uno, costruendo un’opera monumentale, dal fascino vertiginoso e dal passo dickensiano, per il brulicare di vita e di personaggi. Ma c’è molto altro in 4 3 2 1: c’è la scoperta del sesso e della poesia, ci sono le proteste per i diritti civili e l’assassinio di Kennedy, c’è lo sport e il Sessantotto, c’è Parigi e c’è New York, c’è tutta l’opera di Auster, come un grande bilancio della maturità, e ci sono tutti i maestri che l’hanno ispirato, c’è il fato e la fatalità, c’è la morte e il desiderio.

Stanotte ho fatto le 3 per cominciare a leggerlo e ho letteralmente divorato i primi due capitoli. 

Se il protagonista assoluto è Archie Ferguson, il primo capitolo racconta per così dire l’antefatto, la storia della sua famiglia, a partire da quando il nonno paterno (ebreo di Minsk) è emigrato in America all’inizio del 900 e passando per l’infanzia dei genitori di Archie e le loro situazioni familiari, e per la storian del loro matrimonio. Sono soltanto all’inizio, ma l’intreccio delle storie e delle prospettive dei personaggi penso che rimarrà una costante del romanzo anche più avanti; impariamo fin da subito a conoscere i personaggi, i loro caratteri, le loro storie: le ambizioni e l’affetto per i fratelli del padre di Archie, lo spirito indipendente di sua madre, ad esempio, risaltano sulla pagina tanto da sentirli vivi. Ma tutta la famiglia Ferguson vi sembrerà immediatamente familiare. Posso spendere due parole sulla scrittura? É magnetica, estremamente dettagliata ma allo stesso tempo estremamente scorrevole. Ti accompagna e ti fa seguire il suo ritmo, che a volte corre un po’. Quando lo leggerete capirete che intendo quando dico che Auster ha una padronanza della scrittura (e qui un grande plauso va fatto alla traduzione italiana) di livello davvero altissimo. Insomma, bisogna leggerlo per capire davvero che significa “scrivere bene”. Mille pagine in cui la narrativa è spinta alle sue massime potenzialità. Si prospetta un gran bel viaggio. Sì inizia: quattro, tre, due, uno…

Allora, curiosi? 

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4 pensieri su ““4 3 2 1”, ho cominciato a leggerlo 

  1. Come si fa a non leggerlo? Lo state condividendo praticamente tutti, oggi ovunque guardavo lo vedevo 🙂 Anche io ho letto “Trilogia di New York” un bel po’ di anni fa, ma non mi era piaciuto. Non so se non è il mio genere oppure era il momento sbagliato, fatto sta che questo mi ispira tantissimo e non so quanti giorni resisterò senza acquistarlo 😀 Povero portafoglio!!

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  2. Questo libro continua a saltarmi davanti agli occhi praticamente ogni giorno! Mi sa che devo inserirlo nella mia wishlist, lista che si sta vertiginosamente allungando a fronte delle mie scarse finanze 🙂
    Ho iniziato a recensire le mie letture, seguitemi sul blog, Ig o Facebook! Fatemi sapere vostre impressioni. Buone letture 😉

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