Fiesta – Ernest Hemingway

“Forse, man mano che andavi avanti, imparavi realmente qualcosa. Non m’importava che cosa fosse il mondo. Volevo soltanto sapere come viverci. Forse, se scoprivi come viverci, imparavi anche che cos’era”

Più o meno due settimane fa a quest’ora, stavo in spiaggia con una ragazza americana che ha esclamato “Hemingway! I love him” vedendomi tirar fuori questa bella edizione di Fiesta, il primo romanzo del mito americano (questo rosa gli dona particolarmente). 

In due parole, tutto in questo libro é vero. O quasi. Il viaggio dei protagonisti a Pamplona per assistere alle corride ricalca un vero viaggio compiuto da Hemingway, moglie ed amici all’inizio degli anni 20.

Nel romanzo, Brett, una ragazza incredibilmente carina ma incredibilmente volubile, fa innamorare tutti gli amici del gruppo (per poi scapparsene con un torero…), impegnati a passare  le loro giornate a bere, pescare, esplorare i boschi e la città in fiesta, accumulare debiti, gozzovigliare in malo modo… 

La cosa che stupisce di più é l’assoluta concretezza, la sensazione di vita vera e vissuta che balza fuori dalle scene e soprattutto dai dialoghi. Non c’è  proprio nulla di finto o narrativo…proprio perché in gran parte é tutto vissuto. 

Fitzgerald amò questo romanzo, un po’ meno la madre di Hemingway che lo giudicò un libro sconcissimo. Possibile che suo figlio non conoscesse qualche parola in più di damn e bitch?! 

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