Leggera come l’abisso – Roberto Pecoraro |Recensione

E se tu scruterai a lungo in un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te, scriveva Friedrich Nietzsche.

Approfittando della sequela di festività che ci sono toccate nel corso di questo aprile, mi sono preso circa un mese di tempo prima di parlarvi di Leggera come l’abisso, un romanzo pubblicato a gennaio 2017 che mi è stato gentilmente inviato dall’autore, Roberto Pecoraro, che ringrazio per questa bella opportunità di lettura.


LA STORIA –

Mentre si trova al lavoro, Linda ha un mancamento; perde i sensi. Si ritrova in un mondo onirico; una grotta sotterranea, affascinante e misteriosa in cui non esistono né il tempo né le necessità primarie. Nella grotta vive le storie di persone che non conosce. Non è, però, l’unico ospite di questo luogo sospeso. Quando scopre che uno dei suoi compagni sta vivendo un episodio della sua vita che lei non ha mai vissuto, Linda scappa dalla grotta. È quello il momento in cui si risveglia al pronto soccorso; le dicono che ha semplicemente perso i sensi per qualche minuto. Riprenderà la sua routine di tutti i giorni, fino a che le storie della grotta e i suoi personaggi inizieranno a palesarsi nella vita reale. Entrerà in una spirale di domande e mistero, sino a trovare un modo nuovo di stare al mondo: il suo modo per viaggiare leggera.


ATTRAVERSO LO SPECCHIO –

Linda, sempre di corsa, sempre distratta, è lo specchio della nostra società, quella degli smartphone e dei mille impegni, dell’ansia da connessione diuturna e della mancanza di tempo e valori. Soprattutto, oggi, ci manca lo sguardo introspettivo, il guardarci dentro, il fermarci un istante.

E’ la normalità a distruggerci; correre per non guardarsi, per non provare a cogliersi nell’immenso mistero della vita: è questo a farci cadere, prima o poi, in un tunnel di domande senza risposte

Così, è quando Linda perde i sensi per la prima volta, che avviene la svolta verso la propria interiorità; le certezze vengono giù ed il mondo onirico verso cui la protagonista precipita mi ha fatto pensare addirittura al mito platonico della caverna, il non-luogo in cui si addensano le ombre dell’esistenza e che conduce alla verità. Ma dall’abisso si può (e si deve) uscire.


STORIE NELLA STORIA –

Alla storia di Linda si intrecciano inesorabilmente quelle dei personaggi che incontriamo nella caverna: episodi, sensazioni, attimi. Sono frammenti di vita. Quanto conosciamo le persone che ci passano accanto ogni giorno? Probabilmente poco. Come Linda, ci sentiamo allo stesso tempo sconvolti ed incantati dalle storie degli altri.


LA RICERCA DI SE’ –

Linda decide di mettersi in gioco e a poco a poco il libro si trasforma in un libro di viaggio: viaggio per alcune città italiane (Milano, Agrigento, Siracusa, Orvieto), viaggio attraverso i destini delle persone incontrate nella caverna, viaggio dentro il proprio io.

La bella intuizione del romanzo è questa: non per forza un abisso è un pozzo che ti prosciuga, un baratro oscuro, ma, come nel caso di Linda, può diventare un luogo caratterizzato dalla leggerezza, uno specchio della nostra profondità interiore dove poterci fermare a rimettere in discussione una vita intera.

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La vita è la vita e basta, con i pianti, i sorrisi, le debolezze, la forza, l’energia, il sangue che pulsa nelle vene, la forza delle domande, il tentativo vano di trovare una risposta a tutto.


Fortemente introspettivo, sempre in bilico tra realtà ed apparenza, tra presente e futuro, Leggera come l’abisso è una lettura piacevole, che scorre bene (i capitoli sono brevi ed il ritmo incalzante) e che, fino all’ultima pagina del libro, tiene col fiato sospeso e fa riflettere: è nelle certezze che ci trasciniamo dietro da sempre la nostra vera strada? Non possiamo cambiare nulla e dobbiamo continuare a correre tra mille impegni ed ansie?

Vorrei contraddire Nietzsche: abbiamo sempre la possibilità di buttare un occhio nell’abisso dentro di noi, e da lì uscire migliori.

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