“Balon”, il mio racconto per Sundays Storytelling | Gente di Taccuino

Il primo contatto con la redazione di Sundays Storytelling l’ho avuto intorno a metà novembre: dopo un paio di mail di presentazioni reciproche, mi hanno inviato la foto su cui avrei dovuto lavorare.

Il tipo di esercizio che Sundays Storytelling – questo bel progetto di narrazioni condivise su cui potete trovare maggiori informazioni cliccando QUI – propone agli autori che rispondono alla sua call lo avevo già sperimentato ai laboratori di scrittura creativa: partire da una foto per raccontare.

Prendere ispirazione da un’immagine e farne derivare una storia. 

Nella mia foto c’era un ragazzino che tende un retino, immortalato in una strada di città. Più che la storia del bambino, ho pensato fin da subito alla storia di chi sta davanti a lui (e quindi non appare nella foto), e per me doveva essere per forza un clown, magari uno ormai anzianotto, magari viaggiatore, solitario, con la vita piena di avventure ed una difficoltà emotiva da superare…

Il risultato lo potete leggere sul loro sito; vi lascio il link al mio racconto alla fine dell’articolo. Mi sono divertito parecchio a partecipare ed i rapporti con la redazione di Sundays Storytelling sono stati ottimi: mi hanno seguito con passione, rispetto e competenza attraverso le fasi redazionali del racconto.

Dal team di collaboratori di Sundays Storytelling, Balon è stato tradotto in ben 5 lingue: inglese, spagnolo, francese, tedesco e russo. Non mi era mai capitato di leggere qualcosa di mio in un’altra lingua, tradotto da qualcun altro: è come trovarsi davanti un racconto completamente diverso, viene meno la certezza di essere l’autore, senti già che la storia è andata oltre le tue parole. Nel caso delle versioni in russo e in tedesco, lingue che non conosco, non posso nemmeno leggere: e allora Balon in alfabeto cirillico sembra una specie di opera d’arte, una serie di geroglifici, riconosco solo gli spazi tra i capoversi, da qualche parte là sotto il mio racconto è ancora mio.

Cosa ho scritto?

Il protagonista di Balon è un uomo che fin da bambino lotta con certi muri che ha nella testa: non è facile superarli e sembra sempre di esserne sopraffatti. Eppure, la soluzione può venirci sotto forma di consiglio inconsapevole e lì sta a noi imbracciarla e darci da fare per volare sopra questi muri. Volare in alto come fanno le bolle di sapone, come fanno i circensi, può tornare utile a se stessi e al mondo, adesso che nuovi confini – questi qui fatti di fil di ferro, odio e mattoni – vengono alzati tra le nazioni di oggi, nel pieno di un delirio di paura dell’altro, del profugo, dell’immigrato.

Wallie Emerald è un personaggio che mi sono portato dentro per un po’: volevo raccontare la sua storia e con Balon ho finalmente potuto dirne qualcosa. Dei suoi amici, delle donne che ha amato, di quella disavventura a Buenos Aires con l’ippopotamo dirò magari un’altra volta. Di gente come lui, quando viaggiavo come attore/giocoliere per le piazze della Sicilia – erano sere d’estate placidissime – ne ho conosciuta parecchia e da tutti ho imparato qualcosa.

Spero con Wallie di aver fatto onore a tutti loro, circensi, artisti di piazza, clown viaggianti delle strade nostrane.

Ci tengo a ringraziare la redazione di Sundays Storytelling, i traduttori e l’autrice della foto, Mariaconcetta Bombaci, che non conosco, sperando che il racconto nato dal suo scatto le sia piaciuto.

Leggi il mio racconto su Sundays Storytelling! Clicca qui –> “Balon” di Ignazio Lax

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...