Il protagonista di “Storie di un’attesa” di Sergio Algozzino? L’aspettare, un’abitudine che stiamo dimenticando

“Io aspettavo e navigavo in quei secondi con un sentimento misto di ansia e frenesia. Che fare? Nulla. Guardarsi attorno era l’unica soluzione, sfruttando ogni elemento al massimo. Leggere gli annunci sui pali, ad esempio. Dare un’occhiata sui balconi o dentro le finestre, alla ricerca di qualcosa di buffo. Guardare le vetrine, imparandone a memoria i prezzi”


TUNUÉ – La casa editrice Tunuè mi ha inviato da leggere Storie di un’attesa alla fine di febbraio; se non conoscete ancora le loro (belle belle belle!) pubblicazioni vi consiglio assolutamente di passare a dare un’occhiata sul loro sito, raggiungibile cliccando su questo link: tunue.com.

Pubblicano principalmente graphic novel e narrativa contemporanea (per i nati negli anni 90, non potete perdervi Monster Allergy Evolution, il sequel della popolarissima serie a fumetti Disney che a Tunué stanno portando avanti da un po’!). Trovate i loro titoli scontati al – 25% fino al 31 marzo! 

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STORIE DI UN’ATTESA – Storie di un’attesa è una graphic novel di Sergio Algozzino pubblicata dalla casa editrice Tunué ad Aprile 2016. Si tratta di una vera e propria fenomenologia dell’aspettare, una cosa che oggi non siamo proprio più in grado di fare. I disegni e l’impostazione visuale sono molto attraenti e le inquadrature seguono movenze cinematografiche; il testo è buono, colloquiale e ben aderente di volta in volta ai personaggi.

Come già ci anticipa il titolo, è proprio l’atto dell’aspettare, declinato in modi molto diversi, il vero protagonista del libro; attorno a questo tema ruotano tre personaggi che vivono l’attesa nella stessa città, Palermo, ma in epoche diverse: il conte, imparentato col vicerè di Sicilia, ci porta nella metà dell’Ottocento, un giovane figlio di un imprenditore tessile negli anni del Liberty, un ragazzino degli anni Ottanta percorre una Palermo a noi già più familiare, nella quale svetta il monumento ai caduti nella lotta contro la mafia.

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SFUMATURE DI UN’ATTESA –  I tre personaggi non aspettano tutti la stessa cosa: il conte, reduce da una crisi mistica, sta preparando da anni un viaggio per la Terrasanta, il giovane gioca una lunghissima partita a scacchi per corrispondenza con uno sconosciuto, aspettando mesi per la prossima mossa, il ragazzino degli anni Ottanta aspetta da ore la ragazza che gli piace sotto casa. Sono tre punti di vista diversi, uniti tra loro da uno stesso elemento, una scacchiera artistica che torna nelle vite di tutti e tre, attraversando il tempo e superando le loro vite.

Per il conte, l’attesa del viaggio dà senso al viaggio e alla vita: se partisse davvero, non avrebbe più uno scopo da perseguire (e questo è quello che più di tutto bisogna evitare); per lo scacchista, anche i rapporti umani e sociali vengono visti come una partita e, in effetti, gli viene da chiedersi se tutti non siamo soltanto pedine; a 15 anni, aspettare una ragazza sotto casa può mostrarti chi sei davvero e quanto può valere per te quello che stai aspettando e in cui credi.

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PALERMO – La scelta di Palermo come città in cui ambientare i tre racconti, è una scelta azzeccata. La città, crocevia storico di popoli, vive da secoli l’attesa da una dominazione all’altra: Fenici, Romani, Arabi, Normanni, Francesi, Spagnoli. E allora, si chiede Algozzino (ed io con lui, da siciliano):

“Forse è per questo che stiamo sempre ad aspettare che le cose si risolvano da sole, o che sopraggiunga una specie di intervento divino”

Ma c’è nell’animo dei siciliani un’altra particolare propensione all’attendere: nelle ultime pagine del libro è quello che ci racconta il riferimento alla processione di santa Rosalia, la protettrice di Palermo. Noi siciliani siamo capaci di aspettare ore e ore la statua della patrona lungo tutto il percorso, fino al mare, e lì, nella notte estiva, ammirare i fuochi d’artificio che avevamo atteso da oltre un anno. Eppure, come tutto quello che si aspetta a lungo e si esaurisce in fretta, di fuochi d’artificio, dopo un paio di minuti che stai con la testa per aria, non ne vuoi già più.

ELOGIO DELLA LENTEZZA – Leggendo questo libro, ho pensato molto al senso che la lentezza ha assunto oggi per noi: quanto siamo abituati, ormai, a rapportarci ad una semplice attesa senza le distrazioni dei social network? Oggi tutto vola da noi rapidissimamente, non c’è più bisogno di aspettare (e anzi ci lamentiamo se uno smartphone impiega mezzo secondo in più a scattare una foto o a caricare una pagina web), non siamo più in grado di esercitare la nostra pazienza, un “muscolo” di cui a poco a poco ci dimenticheremo.

E allora, proprio perchè la lentezza non appartiene più al nostro mondo, va via via sparendo, è giusto che la letteratura la chiami in causa: del resto, la lettura rimane (e rimarrà sempre) proprio un’operazione da svolgersi più lentamente di tutto il resto.


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