“No, i racconti non finiscono mai”, disse Tolkien || scrittura creativa

Per gli appassionati e gli studiosi di Tolkien, il 3 Gennaio è praticamente il giorno di Natale: ricorre infatti il compleanno del Professore, e con oggi sono ben 125 anni dalla sua nascita.

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Tolkien ha cambiato in molti modi il nostro modo di concepire la letteratura fantastica e i mondi immaginari,eppure la lettura de Lo Hobbit e del Signore degli Anelli (per citare solo la parte più famosa della sua vasta produzione) scorre oggi più limpida che mai, ancora in grado di sorprenderci per la sua (solo apparente) semplicità, per i grandi affreschi dei paesaggi della Terra di Mezzo, per i suoi personaggi-simbolo, per le tensioni storiche ed epiche, per le suggestioni.

Insomma, la magia è dura da spegnere e i romanzi di Tolkien, traghettati anche nella cultura pop grazie ai film (e ad una buona dose di nerdismo) sono diventati dei cult. 

Tolkien mette d’accordo professori universitari e nerd

Oggi che tantissimo si è detto su Tolkien e che su Tolkien tanto (relativamente) si sa, anche tra coloro che non hanno mai aperto un suo libro, leggere Il Signore degli Anelli può davvero rappresentare un’occasione di crescita e di scoperta (io mi sono incantato alla fine del I tomo de Le due torri alla descrizione della cavalcata di Ombromanto. Poesia).

Era da tanto che desideravo parlare del Professore e soprattutto riportarvi alcune considerazioni sulla sua scrittura, che potrebbero essere dei veri e propri consigli agli scrittori e la coincidenza del 125esimo anniversario dalla nascita col martedì come giorno della scrittura creativa sul blog non potevo lasciarmela scappare. Cominciamo.

1. Annota tutto

Sapete com’è nato Lo Hobbit?

Tolkien ha annotato la frase (che poi sarà l’incipit del romanzo):

In una caverna sottoterra, viveva uno Hobbit

sul retro di un foglio su cui stava correggendo il test di un suo alunno. Una folgorazione. Naturalmente, prima di quell’istante, non esistevano case per gli Hobbit e non esistevano Hobbit. Eppure, quella frase gli piacque così tanto da decidere di crearci un mondo attorno.

Fate così anche voi: la vita di ogni giorno è una continua fonte di ispirazione, di “frasi a effetto”, di “folgorazioni”. No, un grande romanzo non nasce certo dalla folgorazione di un momento; ma quella frase che vi ha fatto pensare, che suonava in modo così originale, portatela avanti. Annotate tutto: su un taccuino (a me piacciono i Moleskine e i Fabriano, ma sono gusti), su uno scontrino, sull’app di note dello smartphone (se non giriamo tutti col taccuino in tasca “stile poeta maledetto”, il cellulare è sempre e comunque in tasca). Molti miei racconti sono cominciati sul biglietto del bus o sul volantino delle offerte del supermercato. Annotare cosa? Stralci di conversazione che sentite in giro; la frase bella di uno spot in tv; una strofa di canzone che ricordate male. Annotate e conservate.

2. Scrivi di quello che ti piace

L’elemento che più colpisce (e che fece scuola) del mondo immaginario creato da Tolkien è l’apparato di lingue degno dei più seri studi filologici. Tolkien, del resto, nasceva come filologo, glottoteta e linguista (mica poco) e, ebbe modo di scrivere ad un amico, il suo interesse nel forgiare le lingue degli Elfi e di Mordor fu un interesse scientifico. Seguì un percorso del tipo: linguaggio, culture ispirate a quei linguaggi, storie e vicende delle culture che usavano quei linguaggi. La sua passione artistica seguì quella scientifica.

La scrittura nasce proprio dai nostri interessi, e per fortuna: scrivere di quello che non piace (o peggio, che non piace più) è solo frustrante. A volte capita di avviare racconti e progetti letterari incentrati su una passione del momento per poi perderla per strada, interessarsi ad altro: in quel caso, si migra verso una passione e poi un’altra e si finisce col non scrivere più nulla; a volte capita di voler scrivere solo di quello che piace agli altri (terribile) e non far altro che: perdere tempo; perdere credibilità; perdere fiducia nella propria scrittura; annoiarsi.

E proprio la noia non deve mai infiltrarsi nella scrittura. 

Piuttosto, scrivete di una passione che siete certi non vi annoierà nel lungo periodo.

3. Leggi tutto quello che scrivi

La scrittura di un autore è inconfondibile quando ha un suono solo suo; quando leggendola ad alta voce la riconoscereste tra tutte le altre.

Leggere a voce alta quello che si scrive (e questo consiglio non vale solo per la scrittura narrativa) è il modo migliore per accorgersi di dove sta andando il testo, del suo livello di comprensibilità, della posizione corretta o no della punteggiatura e delle parole. Se “suona” male c’è qualcosa che non va, ve ne accorgete subito. Fatelo, vi apre un mondo (anche io ho riletto questo post a voce alta dopo averlo finito). Tolkien era solito inventare e raccontare a voce le storie della buonanotte ai suoi figli e chi non avrebbe voluto averlo accanto al letto prima di andare a dormire?

4. Non ti arrendere (e adattati alle difficoltà della scrittura)

Scrivere è un mestiere faticoso; è difficile, richiede il suo tempo, a volte si passa più tempo a progettare che a battere le parole davanti al pc. E si incappa in errori, deviazioni, perdite di tempo; sapete quanti (potenziali) grandi romanzi rimangono allo stadio di una mezza pagina solo a causa di una qualche (stupida) difficoltà?

Impossibile pensare che Tolkien non si sia trovato davanti ad enormi difficoltà nella scrittura dei suoi capolavori; eppure, si è saputo adattare. Ha trovato la soluzione ai problemi in bozze precedenti, in idee vecchie, dove non avrebbe mai immaginato.

5. Fatti degli amici (aspiranti) scrittori

Tolkien non era uno scrittore solitario, anzi: faceva parte di un gruppo di nome The Inklings, che comprendeva anche (per dirne qualcuno) C.S. Lewis (l’autore de Le Cronache di Narnia), Charles Williams, Owen Barfield. Si riunivano, si leggevano l’un l’altro i propri lavori, li commentavano insieme. E non solo nelle sale fredde dell’università, ma soprattutto al pub, fumando la pipa, davanti ad una pinta di birra (nel mio pub irlandese preferito c’è una targa con scritto: half pint = half man).

Fate leggere i vostri lavori a degli amici con la vostra stessa passione per la scrittura, sfidatevi a produrre nuove bozze, chiedete un parere, scambiatevi consigli (magari quelli che avete letto in questo post). La scrittura diventerà un’operazione molto più divertente e stimolante.

Nessuno di noi è tanto in gamba quanto noi tutti messi insieme
(Roy Kroc, fondatore di McDonald’s)

6. Fai il moderno con i temi “antichi”

Gli ingredienti del Signore degli Anelli sono il viaggio e l’amicizia, due dei temi narrativi più antichi del mondo; in realtà, è stato osservato (da Propp, per dirne uno) che tutta la narrativa (dalle fiabe ad oggi) si fonda su tematiche e strutture sempre fisse, universali (come la ricerca di un oggetto, di un luogo o di una persona: pensate a quanti libri hanno questo argomento come plot), rielaborate pressochè all’infinito.

Il viaggio, ad esempio, è il tema narrativo per eccellenza: la sua struttura in tre parti (partenza – svolgimento – ritorno) può costituire un valido aiuto per gli scrittori alle prime armi che hanno difficoltà a strutturare una trama. 

7. I personaggi del tuo racconto sono intorno a te

Le persone che fanno parte della vostra vita, quelle che incontrate per strada, al lavoro, a scuola, sui mezzi pubblici, che vedete in tv o su internet vi possono offrire ispirazione per ottimi personaggi da inserire nei racconti.

Tolkien racconta di aver soprannominato Gaffiere Gamgee un signore petulante e pettegolo che incontrava spesso nei pressi di casa, per far divertire i figli.

Guardatevi intorno: davvero non c’è nessuno che vedreste bene dentro ad un racconto? 


Due ottime letture sull’argomento, con tanti passi di Tolkien che qui per motivi di spazio non ho potuto inserire le trovate a questi link: Great Lakes Literary e su Writing is hard work

 

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