Giù dallo scaffale 2– GIORNATA MONDIALE DEL LIBRO 2016 (racconto)

Vi siete mai messi nei panni del vostro libro preferito?

Per celebrare la Giornata Mondiale del Libro di quest’anno, vi propongo una serie inedita di racconti in 2 puntate, con protagonisti un Libro alla scoperta del mondo e i suoi Lettori.

Buone letture!


IL LETTORE PENDOLARE

Il Libro si è appisolato senza nemmeno accorgersene; adesso, si risveglia lentamente, con la vista ancora impiastricciata di sonno. Accanto a lui, sul tavolino, non c’è più la borsa del Lettore Giovane. A poco a poco che torna cosciente, si rende conto di non sentire più la sua voce. Sarà andato in bagno? Nemmeno il suo amico sta parlando. Starà finalmente rimanendo zitto?

All’improvviso, il Libro si sente sollevare. Ehi! Ehi! Queste non sono le dita del Lettore Giovane. Sono curate, ma raggrinzite. Le definirebbe indurite dal tempo. L’uomo e il Libro si fissano: il Libro guarda sé dentro l’uomo e l’uomo cerca di vedersi dentro il Libro. Fa spallucce, si siede piazzando la valigetta sul sedile accanto, stando attento che non cada, appoggia un grosso tablet sul tavolino. Il Libro nota al polso della mano che lo afferra un orologio dorato che ticchetta fastidiosamente. L’uomo è scosso da una vibrazione, fa una faccia sorpresa, posa il Libro, prende il telefono, risponde, lo porta all’orecchio. Si muove come una marionetta, senza far troppo caso a nulla. Parla un poco con un’altra voce maschile che gracchia dall’altoparlante tenuto al massimo volume.

  • Non ci crederai mai, – dice ad un certo punto – ma ho trovato un libro qui sul tavolino del treno. Sì, un libro. No, non so come ci sia potuto finire, l’avrà dimenticato un ragazzino. Finisco di lavorare col foglio Excel e mi metto a leggerlo. Sembra interessante.

Il Libro, adesso, è combattuto: in un istante, ha appreso di essere ormai definitivamente lontano dal suo primo Lettore, il Lettore Giovane, ed un vuoto gli si è aperto nel mezzo del petto; altresì, è stato definito interessante. Non è un aggettivo casuale, ma abbastanza generico da permettergli di fantasticare un po’ sulla natura di questo interesse che sente di suscitare sul lettore adulto, o meglio, sul Lettore Pendolare – lo battezza così perché, origliando la conversazione, scopre che percorre quella tratta tra le due città più grandi del Paese per motivi di lavoro ogni giorno – e, insomma, si sente lusingato. Il Libro non vuole più aprirsi facilmente al Lettore Pendolare come aveva fatto col Lettore Giovane: vuole farsi desiderare, stuzzicare questa punta di interesse che già ha percepito in lui. Quando si sente tra le sue mani e sotto il suo sguardo, il Libro si sforza per farsi complicato, per farlo ragionare, per incuriosirlo ancora di più. Per fortuna, il Lettore Pendolare è colto, si è laureato tanti anni fa, ha preso un paio di master, ha fatto esperienza di caratteri e persone diverse: il Libro, anche se complicato, per lui rimane semplicissimo.

Il paesaggio, fuori, cambia: è il tramonto e le pianure coltivate inglobano il sole a poco a poco. La luce finisce dietro i campi, a fecondare la terra. Sul vagone si sono accesi i faretti a led.

  • Può accostare la tendina, per favore?

Il vicino di posto del Lettore Pendolare è infastidito dai raggi del sole che si dilegua. Per il Libro, è il primo tramonto. Finalmente, si sente letto nel vero senso della parola. Pagina dopo pagina, gli occhi dell’uomo centellinano ogni virgola, ogni riga scritta e bianca, ogni nota a margine. Il Lettore Pendolare scorre avanti e indietro, ricontrolla passi letti, sbircia un po’ più avanti per vedere come finisce la storia di questo o quel personaggio. Il Libro lo vede sorridere spesso; ha appoggiato la schiena alla poltrona con aria svagata, se potesse, toglierebbe le scarpe e slaccerebbe la cintura di pelle per sentirsi più comodo.

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Quando scende dal treno, il Lettore Pendolare ha ancora il Libro in mano. I suoi movimenti non sono più così bruschi. Perfino le rughe sotto gli occhi e quelle della fronte sembrano essersi distese. Gli mancano solo due pagine per finire la lettura: sceso, si siede sulla prima panchina della stazione e ricomincia. Tutt’intorno, un vociare confuso, annunci del prossimo treno, stridii di rotaie. Quando il Libro sente chiudersi l’ultima pagina, vorrebbe urlare di gioia. Si sente completo. Sente di aver raggiunto il suo scopo nel mondo, quello per cui è nato. Il Lettore Pendolare riesce a percepire il suo fremito? Ha un’espressione soddisfatta, in effetti: fissa un punto tra le mattonelle del pavimento sorridendo. Lo sguardo è perso chissà dove, di sicuro ancora nella storia raccontata dal Libro. Rimane così per un paio di minuti, passando la lingua sulle labbra che l’aria calda di fine aprile contribuisce a seccare. Avvicina il Libro alla faccia. Lo gira, dà un’occhiata alle notizie sull’autore. Comprerà qualcos’altro di lui. Nel taschino interno della giacca ha un post-it e una penna scintillante: prende indicazione dello scrittore, del titolo del Libro, del suo prezzo. Quando passerà da una libreria, ne comprerà un’edizione nuova, ancora avvolta nel cellophane; questo qui è un pezzo usato che qualcuno ha scordato su un treno. No, in casa sua possono entrare solo libri nuovi.

  • Grazie, è stato bello!

Appoggia il Libro sulla panchina, si alza con uno scatto, il telefono gli inizia a vibrare nella tasca. Ormai è lontano quando dice:

  • Pronto?

Un soffio di vento – la stazione è immensa e, dal punto di vista dell’aria che tira, è come stare all’aperto – solleva la copertina del Libro. Un altro fa vibrare le sue prime pagine. Un altro lo richiude. È alla mercé del vento, solo.

LA LETTRICE STUDENTESSA

La notte passò terribile. Inquieta. In stazione, il viavai rallentò, ma non si fermò per un solo momento. Alcuni ragazzi dormirono nei sacchi a pelo.  Dei cani randagi scorrazzarono per un po’ inseguendo qualche topino. Un senzatetto si gettò sul Libro e lo usò come cuscino: i suoi capelli erano lerci. Ma la notte delle stazioni è breve. Già prima che facesse giorno, il grande salone si era riempito di pendolari; il Libro sperò per un istante che il Lettore Pendolare tornasse a prenderlo, ma non successe. Non lo vide neppure.

Adesso, il Libro si ritrova circondato di persone. Sta imparando a conoscerle, ognuna con i suoi polpastrelli differenti. Non si sente pronto a fidarsi di nuovo, però. Il prossimo Lettore, dovrà essere speciale.

Di nuovo! Si sente tirato su! La mano che lo solleva gli ricorda quella della libraia gentile…

  • Tutto solo? Vieni con me.

Non è la prima volta che un essere umano gli parla, ma stavolta è diverso. Stavolta, è una voce femminile. Appena la vede, il Libro sente che non avrà bisogno di essere aperto per innamorarsi di lei. Ha i capelli del colore della cenere, sottili, che oscillano agli sbuffi di vento come fanno le sue pagine; gli occhi sono di un verde acquoso – hanno una forma particolare, appuntita ai bordi –, la pelle chiara lievemente arrossata sulle guance. Il mento si arriccia un po’ su se stesso. Gli zigomi sono sodi.

Lei lo porta in un luogo in cui non è mai stato. Finora, in effetti, la sua esperienza si riduce ai parchi pubblici, al bus, ai treni e alle stazioni. Qui è diverso: è il cortile di un antico complesso di edifici disposti a quadrato – così gli sembra nel momento in cui la ragazza lo tira fuori dalla borsa –, pieno di alberi, qualche pigna per terra. Alla struttura centrale si accede da una scalinata. Sui gradoni, decine di studenti (perché è questo che sono, che devono essere questi ragazzi e queste ragazze).

  • Ti piace l’Università?

La ragazza continua a sorridergli. Rispetto alle altre ragazze che ha già incontrato – e pensa, con un certo imbarazzo, a quelle camicette attillate – il Libro pensa che lei non abbia tanta cura per il suo abbigliamento: i jeans e le sneakers sono semplici, il maglioncino un po’ largo; deve avere una passione per i bracciali, perché ne ha le braccia piene. E per gli orecchini. Certo, non potrebbe dire altro di lei se non che è molto bella. La blusa non riesce a nascondere i tratti ben definiti del corpo, i jeans le calzano a pennello sulle curve; ma per il Libro, è tutta una questione di come viene trattato a farlo propendere verso di lei: gesti delicati, ma decisi; occhiate furtive, ma cariche di parole. Desidera con tutto il suo cuore fare il cambio con lei: essere lui l’essere umano e lei il libro, per poterla sfogliare sotto le sue dita. Si domanda come facciano loro, le persone, a leggersi.


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