Per aspera ad astra: L’uomo di Marte, Andy Weir (Newton Compton)

martiana

Quando sono andato a vedere Sopravvissuto – The Martian, all’Uci Cinemas mi hanno regalato un estratto del romanzo con le prime 30 pagine!

Per aspera ad astra, in latino, significa che è ardua e difficile la via che conduce alla felicità, alla piena realizzazione personale, alla virtù… e alle stelle, appunto. Potrebbe essere il motto di Mark Watney, lo sfortunato (ma ricco di senso dell’umorismo) astronauta protagonista del romanzo sci-fi di Andy Weir, L’uomo di Marte.

E dal libro al film: il 2 ottobre 2015 negli Stati Uniti e il 1º ottobre in Italia è uscito Sopravvissuto – The Martian, con Matt Damon e la regia di Ridley Scott

Conosciamo meglio questo bestseller mondiale nato, pensate un po’, da un’autopubblicazione in ebook…


Il fascino dei viaggi spaziali e delle esplorazioni di altri pianeti, l’istinto e le tecniche di sopravvivenza in un ambiente minaccioso: a voler essere estremamente sintetici, sono questi i presupposti fondamentali de L’uomo di Marte. A ragione, infatti, Newton Compton (editore italiano del romanzo nel 2014) ha potuto descriverlo, nella sua campagna promozionale, come un incontro tra Gravity e Robinson Crusoe, ma se ai tempi di Daniel Defoe lo scenario più ostile in cui trovarsi a dover sopravvivere ed aguzzare l’ingegno era un’isola deserta, nel Duemila in cui tutto della Terra è stato scoperto e dominato, solo lo spazio, solo un pianeta extraterrestre ed extraumano – qui, nello specifico, Marte, da sempre, insieme alla Luna, il corpo celeste su cui sono ricaduti di più i progetti ed i sogni di una colonizzazione umana – può rappresentare una sfida di sopravvivenza all’altezza della scienza moderna.

Ecco la sinossi del libro, tratta dal sito di Newton Compton:

Mark Watney è stato uno dei primi astronauti a mettere piede su Marte. Ma il suo momento di gloria è durato troppo poco. Un’improvvisa tempesta lo ha quasi ucciso e i suoi compagni di spedizione, credendolo morto, sono fuggiti e hanno fatto ritorno sulla Terra. Ora Mark si ritrova completamente solo su un pianeta inospitale e non ha nessuna possibilità di mandare un segnale alla base. E in ogni caso i viveri non basterebbero fino all’arrivo dei soccorsi. Nonostante tutto, con grande ostinazione Mark decide di tentare il possibile per sopravvivere. Ricorrendo alle sue conoscenze ingegneristiche e a una gran dose di ottimismo e caparbietà, affronterà un problema dopo l’altro e non si perderà d’animo. Fino a quando gli ostacoli si faranno insormontabili…

MARTE copertina

L’uomo di Marte (ripubblicato recentemente con lo stesso titolo del film e la locandina come copertina) convince e riesce originale per un continuo riferirsi del protagonista (che nelle scene su Marte racconta in prima persona, come in un diario) a dati scientifici, dettagli tecnicicalcoli matematici e formule chimiche che se da una parte danno alla narrazione un’ottima plausibilità e un interessante modo di andare avanti per numeri e procedimenti logici, dall’altra possono renderla difficile per i “non addetti ai lavori”; eppure, rappresentano la peculiarità di questo romanzo, in cui la sopravvivenza sul pianeta rosso non segue nessuno dei clichè a cui ci ha abituati la fantascienza: restare vivo, per Watney, significa fare affidamento alla scienza e alle sue competenze di botanico, prima che al suo senso pratico particolarmente spiccato, all’intraprendenza e all’addestramento da astronauta.

Eppure, non si tratta affatto di un saggio scientifico: L’uomo di Marte è scritto con una semplicità colloquiale che si basa sull’umorismo irriverente del protagonista e su un tono sempre leggero, spontaneo e divertente a stemperare quello che sarebbe potuto diventare un drammatico diario di sopravvivenza e solitudine. Esclamazioni da fumetto, battutacce, riferimenti alla cultura pop, a cartoni animati, musica, film e serie tv, tecnologia all’avanguardia e una trama che diventa sempre più interessante man mano che si va avanti, che segue con verosimiglianza e precisione i ragionamenti del protagonista, ci fa toccare con mano le sue scelte e i suoi errori e, in definitiva, tiene incollati alla pagina facendoci sentire tutti dei naufraghi marziani (anche grazie ad un andamento “cinematografico” della scrittura, il libro si legge come lo si potrebbe guardare).

Ai diari di Watney si alternano le operazioni che, è proprio il caso di dirlo, “da Terra” la NASA organizza per tentare di salvarlo; tutti vogliono che Mark ritorni a casa e, in effetti, sta proprio in questo uno dei messaggi del romanzo:

Ogni essere umano possiede l’istinto innato di aiutare il suo prossimo. Certe volte può non sembrare che sia così, ma è vero. Se un escursionista si perde in montagna, ci sono altre persone che coordinano una spedizione di ricerca. Se un treno deraglia, c’è gente che si mette in fila per donare il sangue. Se un terremoto rade al suolo una città, c’è gente che da tutto il mondo invia rifornimenti. Tutto questo è così fondamentalmente umano che si riscontra senza eccezioni in tutte le culture.

Una favola scientifica che reinterpreta il self-made man in chiave extraterrestre, si avvale di una scrittura pop, ci fa sentire più pratici ed organizzativi e, proprio dalle lontananze cosmiche di Marte, ci fa riflettere su un bell’aspetto della nostra umanità, il senso della solidarietà. 


Tu cosa ne pensi? Hai letto il libro o visto il film? Fammelo sapere con un commento!

P.s. Il film mi è piaciuto tantissimo! 

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